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SERGIO MICCO
SAMMARDENCHIA
DI TARCENTO
Nato nel 1935,
emigra in Svizzera a 19 anni per fare il muratore, come molti allora,
alla ricerca di un futuro migliore.
Dopo 6 anni rientra in Friuli, dove continua quel mestiere ininterrottamente
fino alla pensione.
L’interesse per l’intaglio dei “tomâts”
inizia da ragazzo, quando ancora erano in molti a Sammardenchia a realizzarli
per andare in maschera. I due o tre pezzi allora intagliati in modo
rudimentale sono andati perduti; da allora Sergio non ci pensa più
fino agli anni ‘70, quando si rende conto che di tutti quelli
realizzati in
paese non ce n’era rimasto più alcuno, acquistati dai robivecchi
che allora battevano i paesini (li pagavano anche fino a 10.000 lire,
al tempo), o raccolti durante
una famosa ricerca etnografica sulle tradizioni carnevalesche del Friuli.
Le poche che riesce a realizzare prima del terremoto vengono donate
ad alcuni volontari di Verona, per ringraziarli dell’aiuto portato
alla frazione di Sammardenchia.
Ma è dopo la ricostruzione che Sergio può dedicarsi con
passione e creatività all’intaglio delle maschere lignee:
per la prima volta le espone in una mostra tenutasi a Tarcento nel 1983,
per l’inaugurazione della biblioteca civica ricostituita in un
prefabbricato, dopo il terremoto. L’interesse suscitato allora
lo spinge a continuare, cercando di mantenere lo scopo originale, cioè
quello del loro uso durante le scorribande di carnevale: ultimamente
infatti altri intagliatori locali le realizzavano per lo più
come oggetti decorativi, da appendere al muro piuttosto che da usare.
Sergio vi lavora dunque in tutti i ritagli di tempo, partecipa ad alcune
esposizioni e “laboratori” organizzati sia a Tarcento che
in provincia e fuori Regione; è anche protagonista di un video
divulgativo che illustra la pratica dell’intaglio di queste maschere
caratteristiche del tarcentino.
I suoi soggetti sono spesso “suggeriti” dal materiale stesso,
attraverso le caratteristiche dei legni trovati nel bosco e trasfigurati
dalla fantasia e dalla sensibilità dell’autore. Uomo modesto
e schivo, Sergio crea e dipinge le maschere fantastiche nel suo laboratorio
domestico, immaginando sempre che qualcuno le indosserà prima
o poi. La “bellezza”, la varietà di soggetti e la
creatività dunque, ma anche la vestibilità, distinguono
i “tomâts” di Sergio Micco.
Grazie a questa caratteristica, essi vengono sempre più utilizzati
negli ultimi anni per animare gli “strîts”, ovvero
le scenette satiriche riproposte recentemente da un gruppo di giovani
del paese, nello spirito della antica tradizione carnevalesca locale.