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PIERFRANCESCO SOLERO
SAPPADA
Nasce a Sappada nel 1961, dove trascorre l’infanzia e l’adolescenza
in un ambiente ricco di solide tradizioni artigianali e culturali.
L’interesse per l’attività artistica lo porta a scegliere
una scuola prestigiosa anche se lontana da casa: l’Istituto d’arte
“Sello” di Udine, dove si diploma in grafica pubblicitaria
nel 1981.
Rientrato a casa, riprende e continua una tradizione familiare della
scultura lignea: il padre Francesco infatti è un personaggio
molto noto ed apprezzato a Sappada.
Lavora come pittore e grafico, disegnando sia per enti ed associazioni
pubbliche che per vari committenti commerciali, e gestisce un negozio-laboratorio
di artigianato tradizionale.
Negli anni ‘90, assieme al comitato “Carnevale di Sappada”,
promuove e segue assiduamente un concorso di intaglio di maschere tipiche
sappadine, dedicato a Francesco Solero.
Nel corso degli
anni partecipa a numerose mostre e concorsi dedicati alla scultura delle
maschere lignee, proponendo in particolare la ricca tradizione della
figura classica del carnevale sappadino, il “Rollate”, di
cui è apprezzato interprete.
Viene invitato nel 1997 al concorso di Forno di Zoldo, dal 1998 ininterrottamente
al concorso di Sappada; tra il 2000 e il 2001 espone le sue maschere
a Belluno, Conegliano, Pergine, Venezia e Parigi.
Le sue maschere
sono realizzate prevalentemente in cirmolo, legno che per la sua lavorabilità
e leggerezza rappresenta l’essenza ideale per le maschere da indossare
durante le lunghe ore del carnevale.
I soggetti sono tipicamente sappadini, nella tradizione della maschera
locale del “Rollate”, che comunque l’autore interpreta
in modo originale e suggestivo.
La particolarità che contraddistingue le sue opere è comunque
la colorazione; apparentemente simile a tante altre, essa invece è
ottenuta con una leggera velatura e spesso con pigmenti insoliti come
la grafite colorata. Lo scopo dichiarato è mantenere il più
possibile visibile la venatura e la bellezza del legno naturale, impreziosendolo
con una raffinata esecuzione quasi “pittorica”.